Copyright

COPYRIGHT Fantasia In Rete 2010-2012 Tutti gli scritti sono riservati e soggetti ad autorizzazione da parte degli Amministratori e degli Autori.
DISCLAIMER " Alcune immagini, fotografie e creazioni grafiche sono state trovate sul Web e non è stato possibile verificare se siano di pubblico dominio o meno. Se non fossero pubbliche, inviare una Email a 'galleschi.stefania@gmail.com' e la grafica in questione verrà rimossa."


Filastrocche e poesie gotiche



Filastrocche gotiche


Lalla Tosi
 Il tranello

Nel buio della stradetta
sporca e stretta stretta
Aberardo e la sua Giulietta
viaggiavan in gran fretta
Il marito ROMUALDO
geloso e codardo
poteva un tranello tendere
e farveli cadere...
Un bacio furtivo
un sorriso giulivo..
ma ecco un rumore..
Ah gran terrore,
in un attimo
arriva per primo
un losco figuro
che si trascina sul muro
E piomba con brama
sguainando una lama
La donna trafigge violentemente
e se ne fugge precipitevolissimevolmente..
Erano tempi oscuri
c'eran loschi figuri..
ma pur oggi è così
e si può ancora morir
in questo modo gotico
per colpa di chi è zotico!


Serenella Menichetti 
La cotica

Volevo scrivere una filastrocca gotica
quando saltellante arrivò una cotica,
voleva entrare per forza nel testo,
io non riuscivo a trovare un pretesto
per distoglierla da questa convinzione,
Lei non ascoltava nessuna ragione!
Allora gridai:
-Basta e non devi saltare sulla biro
non puoi entrare sei mica un vampiro,
questa filastrocca non è fatta per te
ma per fantasmi, streghe e qualche re, 
fossi stata una bistecca al sangue
ma sei pallida e molto molto esangue.-
Mi guardò di traverso, molto offesa
triste e rassegnata, si era poi arresa.
Fece dietro front e con tre caprioli
si rituffò nel suo tegame di fagioli. 


Dolce Glicine
Una "gotica" strofetta

- Ostregheta! -
esclamò un’ostrogota
quando vide suo marito
in un luogo malfamato
a trincar come un dannato.
Era sbronzo l’ostrogoto
come un fiol de visigoto!
Con un fare assai alterato
- Vieni a casa disgraziato! -
disse allora la mujera
digrignando la dentiera
- Ho bevuto solo un goto,
devi crederci, mio loto -
ma non fece in tempo a dire
per cercar di rabbonire
quella belva furibonda 
senza più la trebisonda
che arrivò uno sganassone
proprio in mezzo al suo faccione.
Or il sangue usciva a fiotti
da riempire tutti i gotti
per far festa coi vampiri
nelle notti dei sospiri
quando in ciel la luna è piena
e le streghe son di scena. 


Ecco fatto, è presto detta
questa “gotica” strofetta
e pertanto vi saluto
con la canna e con l’imbuto!


Lalla Tosi
L'ostessa
Nella larga cucinona
l'ostessa era andata di buon'ora
legna e cenere
da vendere
aveva tolto con fatica
e aveva pulito la cucina antica
Ora il marmo risplendeva
e la fiamma non accendeva
per non dover ricominciare
a lavare e risciacquare!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 

Daniela Trinci
Lo stiletto 

Nella notte buia
senza luna e senza stelle
illuminata solo
dal riverbero delle fiammelle
una fanciulla rasente i muri
avanza lesta
col cappuccio del mantello
calato sulla testa
a nascondere la folta chioma bionda
per non attirar l'attenzione 
di qualche ronda.
Sotto la gonna nello stivaletto
nasconde bene un piccolo stiletto:
con mano lenta lo prende
e se lo porta al fianco
proprio sopra la balza 
del suo vestito bianco,
tenuto stretto nella sua piccola mano
pronta a difendersi 
da qualche tipaccio strano.
Nel vicolo buio 
che puzza di sporco e di urina
scansando ubriachi a terra
prosegue la poverina,
decisa a raggiungere 
velocemente il suo scopo
senza pensare 
a quel che potrà avvenire dopo:
vuole raggiungere la dimora
del malvagio Antonello
che ha ucciso il suo amore
in un fatal duello.
Ma un'ombra le si para
davanti all'improvviso
e dalla paura la fanciulla 
sbianca subito in viso,
alla sua forza di coraggio, però,
fa subito appello,
alza gli occhi 
e si trova di fronte 
al malvagio Antonello,
che con ghigno feroce
allunga il braccio
per afferrarla e stringerla
come un forte laccio.
Ma la fanciulla con mossa svelta
brandisce lo stiletto
e gli sferra un colpo
proprio in mezzo al petto.
La sua vendetta così si è consumata
la morte del suo amor
è stata vendicata.
Scappa così di corsa
e lascia il malvagio morente
in quel vicolo buio, sporco e puzzolente.


Daniela Trinci
Il bene e il male
In un castello diroccato
in cima al Monte Nero
vivono il Conte Itan 
e un grosso omaccione
suo fedele scudiero.
Delle arti magiche
il conte ha fatto le sue virtù
che usa spesso per lo più
per soddisfare tutte le sue voglie
che altrimenti in nessun altro modo
lui si toglie
Brutto egli è infatti e malformato
e nessuna giovin donzella
l'ha mai guardato
con sguardo pien d'amore 
o di esaltazione
ma solo di ribrezzo
o di pura compassione.
Così è diventato
nei confronti delle donne
cattivo e malvagio
che se incroci per caso il suo sguardo
sarà triste presagio.
Il conte Itan di Aladrut s'è invaghito
ma lei non l'ha mai degnato
nemmeno d'un sorriso.
Aladrut è promessa sposa
al Duca Scadveìn di Sassoforte
pieno di beltà e coraggio
a cui s'aprono tutte le porte.
Una sera buia e pioviginosa
mentre Aladrut se ne torna a casa
scortata da una fedele damigella,
il malvagio conte rapisce la poverella,
aiutato dal suo fido scudiero
l'avvolge in un nero mantello
e la porta al suo diroccato castello.
Dentro una segreta
illuminata solo da una fiammella
al freddo e all'umido
rinchiude la poverella.
Ora egli può preparare
una pozion d'amore
da farle bere
per tenerla così legata alla sua vita
come una mano ferrea
che tiene il polso con le dita.
Ma mentre è lì
che prepara la mistura
entra di colpo Scadvein di Sassoforte
per liberar la sua sposa futura.
E dopo un duello all'ultimo sangue
il malvagio conte è trafitto
e ora giace esangue.
Aladrut dal suo amore è liberata
e subito a casa viene riportata.
Mentre fuori infuria la tempesta,
un fulmine colpisce il castello
dalla parte della foresta.
S'alzano bagliori e pietre
nel cielo di lampi tempestato
niente più rimane di Itan
e del suo castello diroccato.

Serenella Menichetti 
La ballata di Thalia

Tre bare spostate 
nel convento del frate
Un teschio rinsecchito
nel castello turrito
Una salma seduta
su una sedia panciuta

Il fantasma di Cecco
danza su uno stecco
in una notte di luna
Thalia sta digiuna

La paura la invade
nessun la persuade

Tre bare spostate 
nel convento del frate
Un teschio rinsecchito
nel castello turrito
Una salma seduta
su una sedia panciuta

Il fantasma di Cecco
cade dallo stecco
in una notte di stelle
Thalia fa frittelle

Si riempie la pancia
poi va sulla bilancia

Tre bare spostate 
nel convento del frate
Un teschio rinsecchito
nel castello turrito
Una salma seduta
su una sedia panciuta

Il fantasma di Cecco
getta via lo stecco
in una notte cheta
Thalia fa la dieta.

Mangia un insalata
poi cade ammalata

Tre bare spostate 
nel convento del frate
Un teschio rinsecchito
nel castello turrito
Una salma seduta
su una sedia panciuta.

Il fantasma di Cecco
riprende lo stecco
in una notte nera
Thalia si dispera.

Si mangia una torta
subito dopo è morta.

Tre bare spostate 
nel convento del frate
Un teschio rinsecchito
nel castello turrito
Una salma seduta
su una sedia panciuta.

Il fantasma di Cecco
ridanza sullo stecco
in una notte ventilata
finisce la ballata.

della povera Thalia
morta di malattia


Daniela Bonifazi
Il vampiro assetato

Nel castello buio fondo,
il silenzio è assai profondo.
Tutto tace, nulla s'ode,
d'improvviso ecco che cade
con un tonfo sordo e oscuro
un qualcosa d'assai duro;
è il coperchio d'una bara
ecco, s'alza una creatura
che con mosse misurate
si solleva a braccia alzate.
Bianco cereo la sua pelle
i suoi occhi fan scintille,
è famelico il suo sguardo
appar chiaro il suo traguardo,
delle vittime innocenti
sulle quali affondar i denti
sì, canini assai affilati
che dal sangue son chiamati.
Una notte di tormenti
si preannuncia per le genti
del paese addormentato
che sarà presto infestato
da un vampiro assetato!


Milvia De Michele 
Chi sono?

Presenze invisibili
animano la notte
mentre ulula alla luna
un Lupo nero disperato.
Chi sono?
Ho visto bianche lenzuola
sventolanti vagare
disperate nelle stanze.
Chi sono?
Pace cercando,
una scia di sangue
segna il percorso
di presenze indiscrete
In questo castello turrito
che in cima a un monte aguzzo 
lampi sinistri illumina.
Chi sono?
Chi siamo?
Io sono di quella famiglia
di invisibili dannati..
Ma voi..chi siete?
Voi che di giorno
usurpate le nostre stanze
dove di notte apriamo le danze
noi disperate anime vaganti...
ma ci raggiungerete tutti quanti!

Chi siete?


Daniela Trinci 
Il vampiro e la donzella

Quando nel silenzio 
mezzanotte rintocca
ecco che da ogni cuor 
subito terror trabocca:
se guardi in alto
lassù verso il castello
uscir dalla torre vedi
un grosso pipistrello
a concentriche spire
vola sopra la città
non c'è nessuno
che fermar lo potrà.
Egli ha già messo in atto
il suo fine e infallibile olfatto
e gira e gira 
fino a che finalmente
odor di sangue giovane 
ha fiutato tra tutta la gente.
Allora scende veloce in picchiata
e gli basta una sola occhiata
per veder da una finestrella
il collo lungo, perlaceo e ambito
di una giovin donzella.
La luna si riflette 
cinerea sul suo viso
e mostra il ghigno
dell'appuntito suo sorriso.
Gli basta un soffio
per aprir quell'inutile barriera
ed entra nella stanza
silenzioso come una cameriera.
Si avvicina al letto
dell'ignara dormiente
e già pregusta 
il sapor del sangue con la mente.
Allontana da sé 
i lembi del mantello
e si china sulla preda
come tenero arboscello;
e mentre s'appresta a dare
il morso micidiale
a quel collo bianco e teso
che riposa sul guanciale,
da sotto le coltri
la mano della donzella
afferra e tira una cordicella
alla cui estremità
un crocefisso
ben stretto legato sta.
Subito lo alza
agli di lui davanti
che inorridisce
e si tappa il volto
con gli immacolati guanti,
cerca di arretrare 
fino alla finestrella
per poi spiccare il volo
proprio da quella.
Ma la giovine 
che già sente la vittoria in mano
tiene la croce alta
per non farlo volar lontano,
e mentre prega 
il Signore a viva voce
capisce che lui 
ormai più non le nuoce.
Le forze lo abbandonano
si sente sempre più fiacco
come se qualcuno avesse
svuotato un grosso sacco.
La croce ancor s'avanza
e lui sempre più si china
fino a diventare 
una nera formichina.
Prende la donzella 
allora una ciabatta
sferra una botterella
e... la frittata è fatta:
del nero pipistrello
ormai non resta più
che una macchia sul legno
che pulir dovrai tu.


Poesie gotiche

Daniela Bonifazi 
Mostri senz'anima

In questa notte dannata
placherò la mia sete,
il dolce tuo nettare
avidamente suggendo.
Come trepida amante
a me t'abbandoni,
fremente il tuo corpo
di bramosia invaso,
immortale esistenza
desiando vogliosa.
Inerti le membra
le forze fiaccate
immobile giaci
su lugubre scranno.
Non pago ti lascio
nel buio vagando
in cerca di linfa
ancora ed ancora,
finché l'alba giunge
ed ha fine la caccia.
La luce s'avanza
mentr'io la rifuggo.
Per vicoli bui
rasentando muri
alfine raggiungo 
la tetra dimora, 
e lì ti ritrovo
cereo il tuo volto.
A me t'avvicini
le labbra incolori,
sulle mie indugi.
Tracce di sangue
follia son per te
che ancora confusa
ignori chi or sei.
Domani, prometto,
domani saprai.
E tu non rispondi,
il capo chinando
e a terra abbandoni
il tuo debole corpo.
Il volto sollevi,
mi guardi e sorridi.
Dei mostri senz'anima
fai parte anche tu!



Dolce Glicine
Canto lugubre

Canto lugubre
dis-peranza
Lenore, Lenore!
Mon amour, amour
Mai più, perché?
Più mai

La notte s’attorciglia agli occhi
in sospettoso sonno
sull’orrido tappeto in rosso sangue
s’allungano spettrali dita

rintocchi di passi cadenzati
al ritmo lento
di un fuoco lento
lento e spento vento
di pallida Morte in luna piena
di gratia plena.
Bieco un corvo
cieco 
rompe l’orribile silenzio
con gracchio fiacco
e poi più nulla.

Mai più, Lenore
più mai.


Serenella Menichetti 
Brindisi di Plenilunio

In questa notte di luna
che mi fa morire
abbracciato a questo
manto di tenebre
mi sento trasportare
lontano
in un sentiero occulto
che oltrepassa la vita
la materia si sgretola,
mi lascia.
Annientato,distrutto,
stordito, vagando
ti cerco...

Due calici scarlatti,
pieni fino all'orlo
traboccano.
Macchia purpurea
sul biancore di una
tovaglia immacolata
segna come un marchio
questo ultimo nostro
brindisi perverso.
La luna sfoggia in cielo
il suo biancore
E perle cadono:
sui tuoi capelli corvini,
sulla tua bocca di rubino.
sul tuo collo di seta.
Io, senza fiato, senza pace
ancora.
Voglio morderti
fino a svuotarti
l'anima...

Una sottile lama
di luce
si stacca dal mattino,
si riflette sul cristallo
di due calici vuoti
e, va a trafiggere
il pallore di un corpo
gelido: gli ultimi resti di
una notte di plenilunio.




















Nessun commento:

Posta un commento