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FILASTROCCHE PER UN "QUASI INVERNO"



INVERNO. 
(Filastrocca per bambini)

(Claudio Vicario)

Rispogliò il crudo inverno
Immagine tratta dal web
gli alberelli del mio orto,
nascondendo sotto il fango
le lor foglie;
ora, spoglie,
le piantine contro il vento
tendon lunghe braccia nude
come anime purganti
dentro il fuoco;
solo un poco
verdeggiante è il rosmarino
della siepe tutt’intorno,
che profuma come incenso
nella Chiesa;
ed è scesa
giù dal cielo lieve lieve
la fatina dell’inverno,
ricamando tutti i rami
con perline,
con stelline,
nuove foglie fredde e strane,
che si sciolgono col sole
non appena su dal cielo
guarda e ride
ed il mondo gli sorride.


(Pasquale Mazzarella)

Non basta pioggia e allagamento,
pur il terremoto fa sconvolgimento.
Il popolo da balzelli tartassato,
cerca sollecito scampo allarmato.
Nel BUONGIORNO difetta l'allegria,
ma bisogna reagire tuttavia


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I DEPOSITI
(De Gaetano Francesco)

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Tre sono i depositi del volontario,
il primo, in muratura, di qualche metro quadro,
chiuso da una porta con catena e lucchetto,
per le attrezzature, le tute e i macchinari;
tutto ciò che serve ai Volontari.
Il secondo, più ampio, nella mente:
ove riporre le esperienze,
le nozioni apprese, gli addestramenti,
i ricordi di tutti gli interventi.
Poi c’è l’ultimo: nel nostro cuore,
dove attingiamo alla scorta,
unica, inesauribile, d’ Amore,
d’abnegazione e d’altruismo.
Non ha catene né lucchetti,
libero e accessibile, è per tutti.
Basta un grazie per rifornirlo,
una stretta di mano,
un sorriso,
di un bambino la gioia nel viso.




IL FUNGO. 
(Claudio Vicario)
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Ha il fungo un cappellino

rotondetto e graziosino;
vive insieme ai suoi fratelli,
tutti vispi, tutti belli,
in allegra compagnia.
Non lo trovi sulla via,
ma nei boschi, tra il fogliame,
tra le siepi irte e grame.
Cucinato è saporito,
ed è un cibo assai gradito,
ma può esser velenoso,
e il mangiarlo è assai dannoso.




(Pasquale Mazzarella)

A tutti un BUONGIORNO frettoloso
però sempre col cuor molto gioioso.
Amici soffrono per il terremoto,
fortuna i soccorsi sono in moto.
Contentezza, a persone nessun danno,
ma solo spavento e tanto affanno


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FEBBRAIO. 
(Claudio Vicario)

Poich’è il più piccino
di tutti i fratelli,
ma neve e piovaschi
ci porta ogni giorno,
Febbraio è temuto,
odiato, umiliato.

“Ne ha solo ventotto,
ed è una fortuna;”
si dice da ognuno
“che sia maledetto!
Fa tutti ammalare:
ma è un traditore!”

Eppure la colpa
è del mondo: gli dette
il tempo più impervio,
che porta la febbre,
che il cuore ci batte
al caldo del letto.

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Seccato del fatto
che niun gli vuol bene,
e ognuno con occhi
sbarrati lo guarda,
vedendosi odiato,
offeso, umiliato,

coriandoli dona
e dolci col miele
ai bimbi più buoni;
poi, giunto al ventotto,
dà un colpo alla ruota
che il tempo pilota,

fa un salto nel vuoto,
e lascia venire,
col sole e col vento,
il mese più caro
che porta il tepore
che scalda ogni cuore.





...DAI QUATTRO VENTI
(Tiziano Consani)
 
Come nuotar dentro un caffè amaro
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un dolce dormir senza commenti
vedo tacere il mondo che mi è caro
Non odo parlar più... dai quattro venti?

O dove siete lettori spenti
senza più affanno, così tanto raro?
Son finite tutte le sementi?
Non c'è più voce... dai quattro venti?

Siam sempre qui al grande faro
dentro la sfera dei tormenti
o forse la gioia rende riparo
e l'onda è domata... dai quattro venti?

Se così vero fosse e non baro
saremmo tutti felici e contenti
e ormai giunti all'atteso varo
...ritornan le voci... dai quattro venti!




(Pasquale Mazzarella)

Che aria cupa ora senza sole,
sembra che anche il cuore duole.
Comunque sempre con molta allegria
parte il BUONGIORNO da parte mia,
per una piccola gioia portare
e l'animo ad amici sollevare




 LA CULTURA
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(Claudio Vicario)
La cultura, ossia la scienza,
è virtù, è conoscenza.
L’uomo colto sale, sale,
sale su per delle scale
che conducono al sapere
e a far bene il suo mestiere.
Com’è dura la salita!
Sembra quasi sia infinita.
L’obbiettivo è assai lontano?
Mai vicino alla tua mano?
Non ti devi rassegnare,
se lo vuoi, ce la puoi fare.
Se più erta è la salita
e ti sembra sia infinita,
non ti devi scoraggiare,
sempre avanti devi andare.
Chi persevera cosciente
con la forza della mente,
se lo vuole ed ha costanza,
può raggiungere, in sostanza,
il traguardo dei migliori
che ricevono gli allori.
Quanti ciuchi in armonia
si fan buona compagnia!
Tanti asini a ragliare,
che null’altro sanno fare,
fanno cori senza senso;
io sorrido se ci penso,
ma saranno il tuo tormento
se li mandi in Parlamento.
Sai chi poi da loro ascolto?
Gli ignoranti e qualche stolto.
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L’ IGNORANZA
(Claudio Vicario)

L’ignoranza è buona cosa:
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il cervello si riposa,
né si deve arrovellare,
non ha nulla a cui pensare.
Che sia inverno o primavera
lui si corica la sera
né ha il problema del domani,
o pensieri cupi e strani.
L’ignorante è da ammirare,
da seguire ed imitare.
Il dilemma della vita,
se sia breve od infinita,
non si pone alla sua mente,
guarda solo l’immanente.
Lineare è il suo pensiero,
lui non mente ed è sincero,
tira dritto e i suoi problemi
si riducono a due temi:
solo il bere ed il mangiare,
non ha altro a cui pensare.
Il problema se c’è un Dio,
Immagine tratta dal web
che mi pongo spesso io,
lui l’ ha bel che superato:
l’ ha risolto il suo curato.
Sa che il sole vuol dir giorno
e la luna ha il buio intorno,
che la morte arriverà
quando Dio deciderà.
L’ignoranza è cosa buona,
non è mai la sua padrona,
mentre invece la cultura
è una bella fregatura:
è una gabbia, ti imprigiona,
pessimista è chi ragiona.
Gli ignoranti son felici,
son beati con gli amici
tra bevute, balli e canti.
Come invidio gli ignoranti!




(Pasquale Mazzarella)

Talor, per colpa della malinconia,
la solitudine o la nostalgia,
s' agisce quasi meccanicamente
con pesanti pensieri nella mente.
Pure il BUONGIORNO appar gravoso
allorché il brutto tempo è uggioso






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 CINGHIALE O PORCOSPINO ?
(Caludio Vicario)

Un professore d’Italiano e Greco,
de cui nun faccio nome pe’ rispetto,
cominciò a rabbiasse e a fasse bieco,
interroganno un giorno un ragazzetto,
perché gn’avea risposto che er cinghiale
era cugino stretto der maiale.
Er professore s’arabbiò e, furente,
co’ la su’ aria de gran sapientone:
“sei asino du’ vorte ed incosciente”
disse, danno a l’alunno ‘no spintone:
“ allora tu nunn’hai capito gnente
della mia spiegazione sì recente.
“Tu dei saper, s’intende per cinghiale,
quell’animale che dar popolino,
senza che sia parente der maiale,
volgarmente è chiamato porcospino”.
E gli mise un votaccio immantinente
perché, diceva, nun sapeva gnente.
Noi, ripensanno al canto d’Ermergarda,
che quanno se guardava er sir marito
ch’armato de la lancia e l’alabarda,
cercava d’arrivà ‘r cinghial ferito,
se sgranavamo ll’occhi come ruote,
e rosse diventavano le gote.
Ora comprenda chi ha l’ingegno fino
er fatto che er re Carlo tutto armato
se ‘nannasse a ‘nseguire un “porcospino”
e che per questo, stanco e trafelato,
annasse poi a tuffasse dentro l’onde
che d’Acquisgrana inumidian le sponde.
Immagine tratta dal web
E poi me meravija pure er fatto
che, per ciò che faceva er Re dei Franchi,
nun fosse ritenuto mezzo matto
e che i guerrier nun fosser de’ lui stanchi
per fatto che se li volea vicino
quanno annava a cacciare er “porcospino”.
E meravija me fo’ de la Regina
che, guardanno la caccia da lontano,
o mejo, che da ‘ncima a ‘na collina,
vedeva er porcospino ‘nfonno ar piano
e la lancia del Re che, gnente gnente,
trafiggeva quer povero innocente
che restava scannato e steso al suolo
pe’ servì da banchetto a quello stuolo.
E Ermengarda svenia. Non per il fatto
che er Re fosse azzannato e decedesse,
ma perché, per il fatto ch’era matto,
sul porcospino morto se sedesse
e che, preoccupato pel suo onore
a fasse guarda’ dietro dar Dottore,
fosse costretta, con l’eburnea mano,
a curare il sedere der Sovrano.
Insomma, a conclusion de la vertenza,
o è matto il professor co’ la su’ scienza
o è matto chi compose quella rima,
che da tutti è tenuto in grande stima.



FARFALLA ROSSA E BLU
(Dolce Glicine)
Immagine tratta dal web
 
Si fa quel che si può e il resto in un cassetto
si lascia, derelitto, almeno per un po'.

Se non si può si fa, soltanto poche cose:
non certo le più estrose, col poco che si ha.

Lontano non si andrà, se mancano i contanti,
restando dei cantanti dell'infelicità.

La vita è cosa bella, è vero oppure no?
Lo sa solo chi può, per gli altri è una farfalla.

Farfalla rossa e blu: soltanto pochi fiori
e poi, senza clamori, che fa? Non vola più.

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