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FAVOLA " IL CAMMINO" di Milvia Di Michele


Il cammino
Arrivato alla sommità della collina, si voltò a guardare.
La città, al centro della vallata, gli parve irreale nel suo chiarore: bianche le case, lisce e lucenti, come madreperla.. D’altro bianco la nebbia che, morbida, era penetrata tra abitazione e abitazione, sfumandone delicatamente i confini. E bianca la luna, trasparente nel cielo leggero. Quasi vergognosa d’esserci ancora.
Sostò a lungo. Poi, con il cuore gonfio di tristezza e d’incertezza, a fatica, tornò a guardare davanti a sé.
E s’incamminò, lasciandosi alle spalle quella strana, pallida città fantasma, nascosta, ben presto, dalla curva del colle.
Arrivò al ciglio della strada.
Non poteva sbagliare, era l’unica che c’era. Sapeva che doveva entrarci dentro e percorrerla tutta, fino alla fine.
Il giovane ebbe appena un attimo di esitazione, tirò un lungo respiro ingoiando aria e coraggio, e iniziò il suo cammino.
La strada, che all’inizio era comoda da percorrere, diventò in seguito stretta e tortuosa, piena di sassolini sempre più numerosi e aguzzi. Infine entrò nel bosco.
Camminando tra alberi che andavano mano a mano infoltendosi, cominciò ad avvertire una sensazione di freddo, ma quando s’immerse in un buio quasi totale, perché i raggi del sole non riuscivano più ad entrare nella fitta boscaglia, provò proprio paura. Intravedeva appena il viottolo su cui camminava e sagome strane ed enormi di alberi che si curvavano verso di lui.
Pian piano, le ombre diventarono persone, anzi giganti. Con sorpresa riuscì a vedere nei loro grandi volti sembianze conosciute.
Individuò il viso dei nonni, di molti parenti e amici che ormai non frequentava più. Infine scorse due alte figure dalla larga chioma: erano vicine e si stringevano con i rami.
Pieno di rabbia si chinò per raccogliere sassi e scagliarli con violenza contro loro:
-Mamma, papà, vi odio!- Urlò- perché! Perché! Perché!-
-Gridò a lungo, finché, vinto dalla stanchezza, si mise a piangere inginocchiato per terra.
Allora ricordò immagini sfumate che si confondevano e giravano intorno a quella più nitida delle due persone che un tempo aveva amato tanto. Non si sa come, un raggio di sole riuscì a penetrare tra le maestose chiome ed arrivò fino a lui, quasi a consolarlo. Il giovane si alzò e riprese il cammino.
Pian piano la foresta diventò più rada, la strada più illuminata e, tra le mille foglie tremanti, si fece spazio, sempre più, il cielo.
Il suo cuore andava alleggerendosi, rimase la solita tristezza.
Guardò davanti a sé e, lontano, vide ergersi, alta, la grande montagna Azzurra.
-Come farò a scalarla? – Si chiedeva procedendo.
Arrivo ai suoi piedi verso sera, poiché era stanco, pensò di aspettare il mattino. Si sdraiò per riposare, gli occhi si persero a guardare le infinite stelle che andavano accendendosi sopra di lui.
Così si addormentò. Quando si svegliò, il sole era già alto.
Si sentiva confuso, non sapeva se aveva vissuto un sogno o una storia reale. Non aveva nessuno a cui chiederlo e , allora, decise di non pensarci più.
Guardandosi intorno, vide un immenso prato verde su cui era spuntato un grande fiore bianco. Sembrava muoversi. Infatti aprì due leggeri petali e lasciò vedere il suo viso. Era una creatura bellissima!
Fu sorpreso, ma non poteva essere felice ,perché distratto dalla preoccupazione di dover scalare la montagna. Guardò le lisce pareti azzurrastre che aveva di fronte e, quasi parlando a se stesso, sospirò:- non riuscirò mai a salire fin lassù!-
La strana farfalla sorrise, avvicinandosi un poco. – Potrei portarti io- disse- ma devi aiutarmi.-
Gli raccontò che era l’ultimo animale della sua specie e, sarebbe morta se lo avesse sollevato con le sue ali fino ad arrivare in cima al monte.
-Dovrai lasciare qui i tuoi dolori- aggiunse-così diventerai più leggero-
Egli non credeva di esserne capace e cominciò a piangere di nuovo.
Le lacrime, questa volta, scesero dolci e calde.
La farfalla si avvicinò, lo abbracciò, poi prese il volo e, a grandi alate, salì lungo le pareti del monte e arrivò sulla cima, dove fu posato delicatamente.
Il viaggio era stato piacevole ed anche abbastanza breve. Lo accolse un diverso paesaggio: solo sassi e spuntoni di roccia bianca. Faceva molto freddo, il giovane scorse una piccola capanna e pensò di raggiungerla per riposarsi. Quando aprì la porta, vide seduto presso un tavolo, vicino ad un camino acceso, il grande Saggio.
-Vieni a riscaldarti- gli disse, senza mostrare nessuna sorpresa- sei arrivato, finalmente!-
Il giovane entrò, sentiva la sua meta sempre più vicina. Sedette silenziosamente dall’altra del tavolo: la fiamma era alta e illuminava i loro visi. Il vecchio gli tese un foglio e una penna e restarono, uno di fronte all’altro,a scrivere. Disegnarono e scrissero a lungo, infine i fogli riempiti diventarono tanti.
Il Saggio li mescolò ben bene, poi gli ordinò:-raccoglili in sette gruppi e scegline uno!
Scelse e, con sorpresa, si ritrovò in mano un libro. Lo sfogliò attentamente una volta, due volte, tre volte…
Alla settima sentì le palpebre farsi pesanti, sempre più pesanti.
Di nuovo si addormentò. Sognò una grande sfera bianca e trasparente che, dopo essersi avvicinata un po’ parve rimanere sospesa nello spazio.
-Vieni! – pregò- Provò a saltare in alto per raggiungerla, ma non ci riuscì. Allora strinse fortemente il libro tra le braccia e chiese aiuto ad alta voce.
Con meraviglia, si accorse che, intorno al suo corpo si andava formando una grande bolla multicolore. Quando fu completa, si staccò da terra sollevandolo. Ben presto raggiunse la grande sfera luminosa e fu, dopo tanto tempo, finalmente felice! - mamma, papà!-_esclamò
Si svegliò madido di sudore. Il saggio gli era vicino. Lo guardò con grande affetto, non avevano bisogno di parole.
Con calma, il giovane si alzò per tornare nella sua città, lo aspettava un breve cammino, ora che aveva percorso tutta la strada

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